Il nome Salaparuta si compone di due elementi: il primo è forse di origine normanna, da “sala”, ‘dimora’; il secondo, invece, viene dal nome del barone Paruta, che fu il suo primo signore. Durante il periodo arabo era un piccolo casale che aveva il nome di Menzil Salh, ovvero ‘Casale della Signora’: secondo alcune fonti così gli arabi chiamarono il castello intorno al quale costruirono un piccolo borgo. Successivamente si chiamò “Sala della Donna” essendovi spostati, a causa della malaria, i coloni di un vicino casale chiamato “Sala”. Nel XV secolo fu feudo dei Paruta, cui si deve la rifondazione del centro ai piedi del castello medievale, che quindi prese il nome di “castello di Sala dei Paruta”, in seguito “castello di Salaparuta”. Il castello, insomma, nei secoli è rimasto sempre il fulcro sia urbanistico che sociale, come, del resto, nella maggior parte dei comuni analoghi; nelle sue vicinanze sorgeva la chiesa madre, edificio secentesco ma ultimato verso la fine del 1777, la cui facciata ricalcava quella della chiesa del Purgatorio di Trapani. Caratteristica del borgo medievale erano, inoltre, i casamenti borghesi, abitazioni che si accentravano intorno a un grande cortile unifamiliare. Completamente distrutta in seguito al sisma del 14 e 15 gennaio 1968 e quindi ricostruita trasferendo l’intera popolazione, ha perso la propria connotazione originaria, di cui oggi restano visibili solo le residue tracce dell’impronta dell’impianto radiale nell’insediamento ora diruto e abbandonato. Del castello medievale, delle chiese e delle numerose fontane non rimangono, infatti, che pochi ruderi. Unica opera scampata al terremoto è una pregevole statua di Santa Caterina, di scuola napoletana dei primi anni del Quattrocento, conservata nella chiesa madre.

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